Paola Cossu Psicoterapeuta in Psicologia Cognitivo Comportamentale VITERBO Paola Cossu Psicoterapeuta in Psicologia Cognitivo Comportamentale VITERBO
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TRAINING AUTOGENO: cosa è

Il training autogeno è una psicoterapia o una tecnica terapeutica creata da Johannes Schultz medico e psichiatra intorno agli anni ’20. Nel 1932, venne pubblicato il suo 'Das Autogene Training', ed è questo l’anno che segna l’inizio ufficiale del training autogeno. La parola training autogeno è composta da:
training che può essere tradotto con "addestramento", "allenamento" o "formazione";
autogeno che vuol dire "spontaneo", "che si genera da sé".
Il training autogeno è stato spesso definito una tecnica di rilassamento ma in realtà non è così. Il rilassamento è solo il primo gradino. Il training autogeno può essere meglio definito come una tecnica di cambiamento globale che produce in chi lo pratica reali modificazioni sia fisiologiche che psichiche. Il cambiamento così prodotto prende il nome di commutazione autogena. Il termine commutazione autogena si riferisce ad un cambiamento psicofisico globale che tutti possono raggiungere dopo aver fatto l’esercizio. La distensione autogena è una condizione che si trova tra lo stato di veglia e di sonno ed è per questo che è facile scivolare nel sonno o ritornare allo stato di veglia con pensieri intrusivi durante l’esecuzione dell’esercizio. La commutazione autogena si raggiungerà sempre più velocemente man mano che si progredirà nell’allenamento. Molte persone confondono il training autogeno con l’ipnosi. Come dice Hoffmann, “i fattori fondamentali che distinguono il training autogeno dall’ipnosi e dal sonno sono:

La capacità di disporre di sé;
La realizzazione attiva del processo di passivizzazione;
La spiccata introspezione e la mancanza di amnesia;
Mentre nel sonno e nell’ipnosi, il soggetto rispettivamente non dispone di sé ed è dipendente dall’operatore, nel training autogeno egli dispone completamente di sé.

Il training autogeno è composto da 2 esercizi fondamentali che sono:
Esercizio della pesantezza: produce uno stato di ipotonia muscolare, cioè di rilassamento muscolare in particolare dei muscoli striati e lisci;
Esercizio del calore: produce una vasodilatazione periferica con conseguente aumento del flusso sanguigno;
e 4 complementari che sono:
Esercizio del cuore: produce un miglioramento della funzione cardiovascolare;
Esercizio del respiro: produce un miglioramento della funzione respiratoria;
Esercizio del plesso solare: produce un aumento del flusso sanguigno in tutti gli organi interni;
Esercizio della fronte fresca: produce una leggera vasocostrizione nella regione encefalica che può favorire l’eliminazione di eventuali mal di testa.
Alla fine di ogni esercizio vanno eseguiti gli 'esercizi di ripresa' che consistono nell’estendere e flettere rapidamente le braccia, aprendo e chiudendo le mani, inspirare ed espirare profondamente e aprire gli occhi.
Secondo Schulz con il training autogeno si possono raggiungere:

Riposo;
Autodistensione;
Autoregolazione delle funzioni corporee normalmente involontarie;
Miglioramento delle prestazioni;
Eliminazione del dolore;
Autodeterminazione (tramite formulazione di proponimenti);
autocritica e autocontrollo (tramite l’introspezione);

Quello che è importante sottolineare è l’unicità del training autogeno come forma di terapia di autoregolazione autonoma, come forma di autocontrollo la cui somministrazione è regolata solo dal paziente. Lo scopo del training autogeno è quello di inglobare tutto il sistema omeostatico del nostro organismo.